psicologo torino

 Ci sono solo due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: delle radici e delle ali.

(Harding Carter)

Devi lasciare che i tuoi figli se ne vadano se vuoi che rimangano con te.
(Malcolm Forbes)

Luca ha 28 anni, ha da poco finito l’università, sta cercando di inserirsi nel mondo lavoro. Vive a casa con i genitori ed ha un rapporto con loro molto conflittuale; i genitori gli rinfacciano che non è autonomo che doveva laurearsi prima ma sopratutto non hanno mai accettato la sua scelta universitaria. Per Luca questo rapporto sta diventando sempre più difficile ed ha iniziato a manifestare spesso mal di testa, si è rivolto allo psicologo per questo motivo.

Oltre due terzi dei “giovani adulti“, ovvero coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni, in Italia vive a casa con i genitori, una percentuale (67,3%) che nel 2015 cresce rispetto al 2014 e si conferma al top nell’Unione europea (dietro solo alla Slovacchia) con quasi 20 punti di differenza rispetto al 47,9% medio europeo. Questo è il trend riportato da  Eurostat, su cui vale la pena riflettere per comprendere i risvolti psicologici, anche perché la statistica ci riporta che è una situazione molto attuale.

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Vedo spesso persone con queste difficolta durante la mia attività come psicologa, per quanto possa sembrare strano per un genitore avere a che fare con un figlio adulto non è semplice; può non essere facile vedere che il “piccolo” di casa tanto piccolo non lo è più, oppure può far paura pensare che possa fare le sue scelte in autonomia e di conseguenza che abbia molto meno bisogno dei genitori.

Per il figlio può essere difficile esprimere la propria autonomia e fare delle scelte in dissenso dai genitori, si possono provare dei sensi di colpa per le aspettative sentite dai genitori oppure ancora ci può essere la difficoltà a capire chi si è, la propria identità di adulto rispetto al nucleo familiare.

La nostra storia personale, il momento della vita in cui ci troviamo e come siamo influisce molto su come vivremo la relazione genitore-figlio, sia dal punto di vista del genitore che del figlio. Se la relazione ci fa star male possiamo capirci di più approfondendo il malessere, “mettendo le mani in pasta” con un professionista, per cercare di stare meglio.

 

 

 

 

 

 

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