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Tutte le nostre emozioni, sono fatte per essere adattive e ci forniscono importanti informazioni su ciò che ci circonda per aiutarci a navigare nel nostro mondo. Su questa base, le persone che lottano per la regolazione emotiva, impiegano “strategie” che spessso si ritorcono e contribuiscono al mantenimento delle emozioni stesse (ad esempio, se rimando un test in risposta all’ ansia, mi sento meglio temporaneamente, ma questa stessa strategia mi rende più ansioso nel lungo termine). L’aspetto legato alla “sopravvivenza” delle nostre esperienze emotive potrebbe essere “vita o di morte”, nel caso di paura o rabbia, ma anche essere indicativo di altre “morti”, come il fallimento di un test, essere preparati per una presentazione, assicurarsi che le finanze siano in ordine, ed altri eventi possibili.

Considerando l’importanza delle nostre emozioni, sarebbe doveroso capire di cosa si compone la nostra esperienza emotiva. Sebbene la maggior parte delle persone nella nostra società si concentrino esclusivamente su come si “sentono”, in realtà, questo è solo una terza parte della questione. Come tale, la comprensione dei tre ingredienti delle nostre esperienze emotive è il prossimo passo, ed è importante per aiutarci a gestire le emozioni forti. Gli strumenti per gestire le nostre emozioni sono inutili a meno che inizialmente non si comprendano i seguenti tre ingredienti.

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1 La componente del sentire fisico: come mi sento nel mio corpo

La componente più evidente di qualsiasi esperienza emotiva è la sensazione fisica o “come mi sento nel mio corpo.” Quando interrogate, la maggior parte delle persone potrebbero facilmente descrivere le loro emozioni in base alle sensazioni interne nel loro corpo, questo spesso include palpitazioni cardiache, disturbi di stomaco , sudorazione, vampate di calore o di freddo, mancanza di respiro, affaticamento, tensione muscolare, aumento di energia, e altro. È interessante notare che, con l’eccezione della tristezza, molte emozioni hanno una notevole sovrapposizione fisiologica.

Ad esempio, “sentirsi” eccitati è abbastanza coerente con “sentirsi ansiosi”, che è simile ad “aver paura” e “sentirsi arrabbiati” Ironia della sorte, quando alla maggior parte dei miei clienti viene chiesto come distinguano la differenza tra le varie emozioni dato che le “sentono” in modo così simile, inizialmente affermano,” beh, è la situazione”. Questo spiegazione è vera solo in parte. Se molte delle nostre emozioni sono “sentite” così simili, eppure siamo in grado di capire la differenza tra “ansia” e “sentirsi arrabbiato”, allora cosa determina la nostra capacità di distinguere tra di loro? La risposta è senza dubbio la componente più importante di qualsiasi esperienza emotiva, cioè la componente del “pensare”.

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2 La componente del pensiero/cognitiva: cosa dico a me stesso?

La maggior parte delle persone agiscono sulla base di un modello di “senso comune” delle emozioni: si verifica un evento e questo mi fa “sentire” in una maniera specifica. Questo è il senso comune: supporre che il risultato di un evento sia la mia esperienza emotiva. Qualcuno impreca contro di me mentre guido e “quello mi ha fatto arrabbiare.” Purtroppo, il modello di buon senso è troppo semplicistico per spiegare ciò che si verifica effettivamente. L’ingrediente mancante che spiega l’aspetto più cruciale di ogni emozione è come io interpreto la situazione. Un evento si verifica, io penso all’evento in un certo modo (di solito sulla base di precedenti esperienze con eventi simili) e questo porta all’esperienza emotiva.

Un esempio di questo processo sono le diverse reazioni ad un gioco chiamato “Il prezzo è giusto”. Alcuni concorrenti vengono chiamati e si può presumere a cosa stanno pensando dalle loro reazioni. Ad esempio, alcuni abbracciano una serie di perfetti sconosciuti e danno una quantità ridicola di pacche sulla mano. Sulla base di queste comportamenti, possiamo dedurre che il “concorrente A” è entusiasta. Tuttavia, alcuni concorrenti si avvicinano alla postazione come se si stessero preparando per un esame che conta per il 70% del loro titolo di studio. Possiamo dedurre che siano ansiosi sulla base dell’osservazione diretta della loro riluttanza a prendere posto nella fila dei concorrenti. Internamente, l’eccitazione fisiologica è la stessa anche se le loro interpretazioni sono molto diverse, con conseguenti completamente diverse esperienze emotive (ad esempio, “Questo è il giorno più bello della mia vita!” Contro “cosa faccio se sbaglio?”)

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3 La componente del comportamento “Quello che faccio”

Forse la componente più osservabile, ma meno compresa di tutte le emozioni, è la componente comportamentale, o “quello che faccio“. Ogni volta che qualcuno riferisce che un individuo ha “problemi di rabbia” si possono facilmente descrivere le azioni osservabili come maledire, gettare, rompere, o altre comportamenti “impulsivi“. Tuttavia, la maggior parte delle persone di solito descrive i comportamenti come un processo separato dall’emozione stessa, il che è estremamente fuorviante. Detto in altro modo, uno non può impegnarsi nei comportamenti suddetti senza che le altre due componenti siano presenti. In altre parole, i miei comportamenti sono un riflesso diretto dei miei pensieri e dell’eccitazione fisiologica associata con la situazione.

Per utilizzare l’esempio del gioco precedente, i comportamenti del “concorrente A” sono un riflesso diretto dell’ eccitazione: interpretare la situazione come “il giorno più bello della mia vita”, che porta all’ eccitazione fisiologica (palpitazioni, mancanza di respiro, tremori, ecc .), il che porta a ballare alla postazione del concorrente. In sintesi, come si diventa più consapevoli dei tre ingredienti delle nostre esperienze emotive, più miglioreremo nel gestire le emozioni forti in situazioni difficili.

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