L’esperienza della fecondazione assistita è spesso un percorso lungo e doloroso, vi raccontiamo l’esperienza di A., una signora  che abbiamo seguito durante il suo percorso di PMA, oggi ha una figlia di 6 anni.

Qual’è stato il vostro iter di diagnosi?

Ci sono state due diagnosi; nella prima è stata riscontrata una lieve infertilità maschile, sembrava  nella normalità. Ho fatto i primi due cicli di ICSI con stimolazione ormonale, senza aver successo. Abbiamo così deciso di cambiare centro, sempre rimanendo in Piemonte a Torino.

Procreazione Medicalmente Assistita, sostegno psicologico Torino- Laura Toscano Psicologa

Procreazione Medicalmente Assistita, sostegno psicologico Torino

La seconda diagnosi è stata devastante psicologicamente, dopo l’iter diagnostico mi hanno trovato l’fsh altissimo: pensavo di essere vicina alla gravidanza. Invece il quadro  si è modificato completamente e mi è crollato il mondo addosso.

In tutto ho fatto sei tentativi, prima di rimanere incinta di mia figlia.

Com’è stato il rapporto con i medici?

Il primo contatto nel primo centro è stato asettico, molto impersonale.
Nel secondo centro mi sono sentita, invece, trattata come persona, sono rimasta soddisfatta.

Ne ha parlato sul lavoro, in famiglia e con gli amici?

In famiglia ne abbiamo parlato alcune persone si sono allontanate, alcune amiche non si sono più fatte sentire perché rimanevano incinte.
La famiglia di mio marito non ha mai preso in considerazione l’infertilità maschile della prima diagnosi, per loro la fertilità  era una problematica femminile. Questa considerazione, mi ha sempre lasciata sofferente.

Per quanto riguarda il lavoro ne ho parlato con i colleghi ed ho trovato molta solidarietà, ho scelto di parlare apertamente del percorso che stavo facendo.

Come si risponde alle domande degli estranei sui figli che non arrivano?

Si risponde con difficoltà, si soffre. A volte si trovano scuse, si risponde “non ne voglio”.

Come ci si rapporta con il sentimento dell’ invidia?

Sono stata invidiosa quando vedevo altre donne che erano diventate madri o che comunicavano la gravidanza, ma avevo bisogno di quel bambino, sentire e vedere i bambini degli altri “sanava” il mio desiderio di diventare madre. L’ odio verso qualcosa che non avevo, non l’ho mai provato.

Su internet, sono presenti molti blog sul tema della sterilità, le sono stati utili?

Il blog che seguivo mi ha aiutata, nel periodo in cui ero più in difficoltà mi sono collegata anche tutti i giorni, più volte, si era creata una bella solidarietà femminile, anche se ad un certo punto si era sviluppato un legame morboso, ho dovuto staccare vivevo i fallimenti degli altri come se fossero miei.

Cosa consiglia alle donne nella sua situazione?

Di non isolarsi, ma di farsi aiutare, di cercare un supporto. La tristezza che caratterizza questo percorso si ripercuote su tutto. Oltre alla difficoltà del percorso di PMA ci sono gli effetti degli ormoni sul carattere, i cambiamenti di umore e i sentimenti di tristezza.

L’aiuto psicologico mi ha aiutato a sentirmi più leggera, quando sono arrivata ero sconvolta dal dolore; “mi sentivo come una pentola a pressione” poi con il tempo ho acquisito più consapevolezza delle mie emozioni. E’ importante riuscire a gestire le situazioni improvvise perché quando esci con altre persone puoi sperimentare ansia con facilità.

Racconterà a sua figlia come è stata concepita?

Non lo so quando sarà grande vedrò, dovrà essere ben grande però!

 

Grazie A. per averci concesso questa intervista.

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